Quezzi: quartiere da vivere

"Di dove sei tu?""Di Quezzi""Quezzi? E dov'è?". Quante volte mi è capitato di trovarmi in questa situazione! Il particolare che dovrebbe indurre a riflettere è che la domanda è rivolta da genovesi, ragazzi che abitando in altri quartieri della nostra città ignorano nel modo più assoluto dove si trovi il nostro quartiere.

Confrontando le mie esperienze con quelle dei miei amici quezzini è emerso che anche loro sfociano nella stessa discussione quando fanno la conoscenza di ragazzi di altre parti di Genova. Tale carenza diventa ancora più strana se si conta il fatto che dal centro ci separano solo una ventina di minuti, anche se spesso si fanno un'idea di Quezzi come frazione di qualche paesino dell'entroterra. Ma la cosa più divertente e insieme fastidiosa avviene quando, finalmente, qualcuno di questi ragazzi ha il suo primo contatto con il nostro quartiere: è questo il momento in cui si sentono tanti difetti quanti non se ne sentono in una vita intera; tutto è sbagliato, non c'è niente che possa andare bene.

Personalmente, essendo un fautore della libertà di opinione, ritengo che non si possano del tutto biasimare. Mi permetto, comunque, di porre un piccolo appunto: indubbiamente i lati negativi sono numerosi, ma è anche vero che un quartiere bisogna viverlo per poterlo giudicare, e a maggior ragione un quartiere come Quezzi ha bisogno di essere conosciuto nel complesso, in ogni particolare per scoprire che in fondo non è poi così terribile come lo fanno i ragazzi di cui si parlava prima. Forse dico questo perché faccio parte di quella categoria di quezzini "innamorati" del proprio quartiere, ma è bene sapere che esistono anche tante persone, soprattutto ragazzi, che, viceversa, non aspettano altro che l'occasione di andare ad abitare via da qui.

Ma, come poter dire il contrario: a Quezzi si sta bene! Certo è un quartiere popolare, e come tale bisogna viverlo, non è certo un Castelletto o un Albaro, ma, a meno che uno non abbia desideri mondani, ci si vive molto bene: tranquillo, criminalità pressoché inesistente, negozi sparsi per tutto il territorio, prova questa che non è un quartiere dormitorio, piuttosto vicino al centro ma dotato, nella parte alta, di un belvedere eccezionale. In questi ultimi anni, inoltre, c'è stato un forte insediamento di immigrati extracomunitari, in particolare sudamericani, che si sono integrati perfettamente con i "nativi" (cari razzisti avete le ore contate!)

Per cui è certo un peccato dopo quanto detto sopra, che insieme ai pregi coesistano anche numerosi difetti. Primo fra tutti, un po' trito e ritrito ma reale, il problema del rio Fereggiano. Tolta la caratteristica fragranza che secerne, soprattutto in estate, mi sembra anche poco dignitoso lasciare nelle condizioni in cui attualmente staziona il letto che ospitava l'acqua con cui le lavandaie di inizio secolo potevano lavorare. E se anche l'occhio vuole la sua parte, non è certo un bello spettacolo quello che si vede affacciandosi dalle due sponde del rio.

E i bambini dove vanno a giocare? A casa davanti alla famigerata PlayStation: questo, a mio parere, non è solo un problema educativo da parte dei genitori; ma dovrebbe far riflettere sul fatto che a Quezzi sono quasi inesistenti luoghi con del "verde" impostati come centri ricreativi per bambini ma non solo. Un particolare che mi ricordo di quando ero bambino, più o meno negli anni ottanta, è che i miei amici ed io andavamo spesso a giocare a pallone nei parcheggi, o comunque in luoghi dove l'attività ricreativa non è troppo indicata. Eppure, mi direte, Quezzi è circondata da colline stupende. Eh già, colline stupende, ma ricoperte da un sottile strato di "bratta", come si dice a Genova. Per non parlare dei bellissimi forti delle nostre alture, lasciati al più completo abbandono, invece di trasformarli in luoghi di itinerari come è avvenuto per i forti dell'altra sponda del Bisagno. Bellissimi sentieri e caratteristiche mulattiere ora asfaltati, come è successo ad esempio nei pressi della Cappelletta dei Cacciatori, dovrebbero soltanto fare indignare, in quanto in questo modo si contribuisce alla progressiva distruzione dell'inestimabile patrimonio ambientale quezzino.

Un altro problema da non sottovalutare è quello dei mezzi pubblici che mettono in comunicazione il quartiere col resto della città: sicuramente dovrebbero essere intensificati per permettere un viaggio dignitoso agli abitudinari dell'autobus, e per convincere gli "autodipententi" a muoversi un po' di meno col proprio "gioiellino" e, di conseguenza, inquinare un po' meno. Come abbiamo visto in questa, spero non noiosissima, riflessione, è sicuramente un quartiere dove le contraddizioni non mancano. Ma in definitiva vorrei ribadire un concetto che sento molto importante: per giudicare bisogna conoscere, quindi per giudicare Quezzi non basta sapere dove si trova o averlo visto un paio di volte, e neppure abitarci, ma bisogna "viverlo".

Vorrei quindi invitare tutti i temerari, che sono arrivati alla fine di questa "chiacchierata", a lottare con ogni mezzo per estirpare questi difetti dal nostro bel quartiere, in modo che un giorno, se qualche visitatore si presenterà qui possa apprezzarne le evidenti qualità.

Marco Repetto

(foto di Piazza "Foreggiano", vecchio nome di Largo Merlo, tratta dal sito http://members.xoom.virgilio.it/gecartoline)

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