Ceti culturali e classi sociali

Confesso di aver guardato ai risultati dell'ultima tornata elettorale amministrativa in modo piuttosto distratto, si, certo, il centro-sinistra è andato benino e il centro-destra un po' meno, ma i ribaltamenti di giunta, laddove ci sono stati, sono stati causati da fenomeni quali il sistema di alleanze in gioco, il meccanismo elettorale a due turni, la presentabilità o impresentabilità del candidato. Diciamo che non ci sono stati stravolgimenti di tipo squisitamente politico.

Credo che l'aspetto principale su cui soffermarsi sia proprio questo, ancora una volta le percentuali di consenso ottenute dalle diverse forze politiche sono variate poco rispetto al recente passato, nonostante che negli ultimi anni ci siano stati enormi mutamenti politici, con l'affermarsi di una classe politica che tale non è, né per cultura, né per competenza. Oserei dire che il modo di fare e di partecipare la politica è mutato più negli ultimi 2-3 anni che nel dopo "tangentopoli".

Il dato di fondo è che oggi governa una coalizione che opera solo in termini di interessi privati, sia quelli di Berlusconi legati ai sui problemi giudiziari ed imprenditoriali, sia quelli delle lobby a lui collegate, basti pensare al varo di opere tanto colossali quanto inutili, all'allentamento dei vincoli sulle aree protette, alle "facilitazioni" sul commercio delle armi, alla minore pressione fiscale sui redditi più alti, alla serie infinita di condoni, all'affossamento della riforma Bindi sulla sanità (quella dell'incompatibilità per i medici fra studio privato e ospedale), ed altre ancora. Ebbene, nonostante tutto ciò, questa coalizione mantiene inalterato il suo consenso.

Se oggi, un po' a spanne, ogni 100 persone, 27 votano centro-destra, 27 Ulivo, 6 votano qualcos'altro e 40 si astengono, verrebbe da pensare che almeno il 27% degli italiani sia coinvolta in "interessi privati" tali da giustificare il loro voto a destra. Ciò è impossibile anche perché sappiamo che pure nelle categorie più reazionarie ed in interessate per tradizione, la destra non raccoglie un consenso plebiscitario … e allora ?

E allora gran parte dei voti viene raccolta fra operai, pensionati, casalinghe, disoccupati, piccoli artigiani, ossia fra ceti sicuramente non coinvolti negli interessi di cui sopra. Si impone quindi di partire da qua per tentare una analisi politica seria e non dai raffronti tabellari degli esperti in analisi di flussi elettorali; finché non saremo in grado di dare una risposta adeguata al perché tanta parte della piccola e media borghesia vota questa destra, si potrà magari vincere le elezioni e governare il paese, ma senza quel consenso necessario a produrre un cambiamento vero, un cambiamento, cioè, che porti ad una diversa distribuzione della ricchezza e dei poteri (e non vedo che altro obiettivo potrebbe porsi una qualunque sinistra degna di tale appellativo).

La scelta assurda e suicida dei "liquidatori" del PCI, di voler rappresentare tutti i ceti, ha prodotto effetti devastanti, tant'è che oggi, a sinistra, non si rappresenta più nessuno! E se è vero che prima di Berlusconi 30-35 italiani su cento votavano DC, e anche allora erano tanti i voti di operai e pensionati, è altrettanto vero che pesavano moltissimo il voto "cattolico" ed il timore "comunista" e che, comunque, oggi abbiamo gran parte dei movimenti cattolici schierati su posizioni ben più progressiste di quelle della sinistra istituzionale, che forse vorrebbero anche essere rappresentati da qualcuno, ma sicuramente non sanno da chi. Personalmente non concordo neppure con le scelte "operaiste" di Rifondazione Comunista, che spesso vengono lette solamente come la difesa di anacronistici privilegi, credo che sia ormai necessario prendere atto che non esiste più una "cultura operaia", l'operaio guarda Rete 4 e fa il tifo ai quiz serali come tutti gli altri!

Credo che sia necessario ripartire ragionando, non per classi sociali (che comunque esistono ancora, eccome!), ma per ceti culturali. Il TG4 trova i suoi spazi nella più profonda povertà culturale e oggi non abbiamo mezzi adeguati per competere, ma nella cultura del pacifismo, dell'ambientalismo, della riqualificazione della vita e del lavoro, partendo dalle nuove generazioni che dovrebbero essere un po' più vergini rispetto alla progressiva caduta culturale dell'ultimo decennio, ebbene, lì, forse, si può aprire qualche breccia (per dirla con Gramsci, i proletari russi mica avevano letto Majakovskij, la rivoluzione era nata prima di tutto fra i ceti intellettuali).

Ovvio, dovremo buttare un po' di robivecchi come il linguaggio di molti politici, il cerone di Rutelli, la, presunzione di D'Alema, scontentare chi oggi è molto contento, scaricare chi si astiene sugli interventi armati in giro per il mondo … soprattutto sarà necessario lavorare per rivalutare la politica quale elemento fondamentale di una società civile ed evoluta (altro che le "3i" della Moratti !).

Vincere le elezioni può essere solo una conseguenza, un effetto di una azione politica convincente, non può essere il punto di partenza. Non dimentichiamo che il PCI all'opposizione, ha garantito la democrazia per quarant'anni, anche in periodi assai bui, mentre l'Ulivo al governo ha solo contribuito alla ascesa del ceto politico che la sta demolendo.

Claudio Buselli

torna al menu principale

1