Risate a... dentiere strette !

Colombo....

l'emigrante

Su Cristoforo Colombo se ne sono dette e raccontate tante, anche se la più stravagante è stata volutamente tenuta celata, un po' per amor di patria, un po' perché, a livello pubblico, il buon Colombo non ne sarebbe uscito molto bene.

Si narra che il navigatore partì con tre caravelle e che, dopo lungo viaggiare, arrivò alle Indie Orientali (l'America!). La verità, però, fu ben diversa. Per sua balordaggine (e per risparmiare) il genovese si fidò di un gruppo di ufficialotti che poco avevano a che fare con le cose di mare. Questa scelta fece sì che le tre caravelle andassero rapidamente alla deriva. Il suo secondo, che si chiamava Duemonti, era incaricato di stabilire la rotta.

L'improvvido, sosteneva che, grazie alla tramontana, ogni due giorni di viaggio se ne facevano tre di cammino e che, quindi, con un semplice calcolo e ricalcolo a spanne delle aliquote del vento, della bonaccia e della sfiga, riducendo le vele e ampliando il timone, dopo dieci giorni di vento in poppa si sarebbe potuto arrivare a destinazione…. a patto che nessuno facesse opposizione e che nessun protosindacalista remasse contro.

Per farla breve, dopo un lungo periplo, le tre caravelle, non si sa come, si insabbiarono nei pressi di Comacchio, in piena Padania. Dalla spiaggia gruppi di esagitati, con al collo smaglianti fazzoletti verdi, gli scagliarono contro sassi e borracce contenenti, si scoprì dopo, acqua benedetta dal dio Po. Il loro capo, un tipo logorroico che si faceva chiamare "il senatur", aizzava i suoi prodi nel tentativo più che evidente di rigettare a mare gli invasori. Purtroppo per loro non possedevano il cannone… e i suoi fidi, a lanciare sassi non erano proprio buoni.

Sulla spiaggia i "centri di accoglienza" e le forche facevano bella mostra: il "senatur" sperava che questo potesse essere un sufficiente deterrente allo sbarco. Contromossa: dalla nave mostrarono dei bei piatti di lenticchie fumanti. Questo fece sì che tutto si accomodasse.

Quando Colombo scese sulla spiaggia, lo fece con al fianco il suo ufficiale segretario personale, un tizio megalomane che, non comprendendo mai la sua posizione di subalterno, cercava sempre di sopravanzarlo con il passo. Colombo lo sopportava solamente perché costui era il finanziatore del viaggio (l'uomo si era arricchito con commerci rigorosamente e scrupolosamente illeciti). Quando i due si avvicinarono ai padani, il segretario disse "ghe pensi mi! Fatti in là!".

Dopo essersi messo un parrucchino, aver fatto con le dita della mano le corna dietro alla testa del navigatore, l'omino fece una capriola sulla sabbia planando con la faccia su dei ricci di mare; indi, dopo un saltello alla pulcinella, sfoderò uno smagliante sorriso. Un po' per la sceneggiata e un po' per la sua sfacciataggine, tutti si piegarono in due dal ridere, specialmente quando si accorsero che, per apparire più alto, il tizio calzava delle scarpe con zeppe.

Dopo qualche tentativo fallito di commercio basato sullo scambio tra prodotti del luogo e perline e conchiglie, Colombo, sfiduciato, decise di ripartire, dal momento che il capo dei padani, il tal "senatur", era interessato soltanto a sostanze afrodisiache capaci di dare continuità ai suoi proclami politici.

Il navigatore lasciò come ricordo del suo passaggio il suo responsabile rotte-marine, al secolo Duemonti, e il suo segretario personale. Questi, subito ambientatosi, cominciò a sciorinare barzellette sui comunisti che già all'epoca mangiavano i bambini, e su quei matti dei giudici che, essendo antropologicamente diversi dal resto della razza umana, starebbero meglio dietro a delle belle e pesanti sbarre (era però indeciso se chiamare quel luogo zoo o prigione). Le tre caravelle salparono con l'alta marea e ritornarono a Palos. E fu proprio durante il viaggio di ritorno che Colombo si inventò quella storia dell'America che tutti noi oggi conosciamo.

Col senno di poi viene da chiedersi: cosa gli costava a riportarsi in Spagna pure Duemonti e i suo segretario personale?

Menippo da Quezzi

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